Musica per non dimenticare: Terezin 17/10

Desiderio di arte, desiderio di vita,
In occasione dei 75 anni dallo sterminio a Auschwitz-Birkenau dei pittori, attori, poeti e musicisti reclusi nel “ghetto modello” di Theresienstadt

Giovedì 17 ottobre 2019 ore 17,00
Conservatorio “G. Cantelli”
Auditorium ‘Fratelli Olivieri’

Nel giorno in cui si ricorda uno dei più tremendi eccidi perpetrati dal regime nazista il Conservatorio Cantelli prende parte alle manifestazioni che si svolgono in svariate città italiane (Milano, Bologna, Trieste, Gorizia, Pesaro, Benevento) e che vede l’adesione dell’Associazione Figli della Shoah, del Comune di Milano, dell’ANPI e di altri soggetti.

Presenza di spicco, a Novara, l’ideatore della manifestazione, il musicologo e giornalista Guido Barbieri, in dialogo con la musicologa, violinista e compositrice Simonetta Sargenti.

Programma specifico della parte interpretativa (coordinata come del resto l’intera manifestazione novarese da Renato Principe):

Viktor Ullmann
dalla Sonata n. 5 op. 45 «Von meiner Jugend» (1943)
II. Andante

Karel Berman
dalla Suite Reminiscences 1938-1945:
n. 3 Fabbrica – Germania
n. 7 24.V.1945 Solo – Solo!
Silvia Bandera, pianoforte

Erwin Schulhoff
Concertino per flauto, viola e contrabbasso (1925)
(Andante con moto – Furiant – Andante – Allegro gaio)
Tommaso Carzaniga, flauto
Tessa Rippo, viola
Giorgio Magistroni, contrabbasso

Terezín 17/10 prende il nome da un luogo, il ghetto nazista di Terezìn (Theresienstadt in tedesco), in cui furono imprigionati dal 1941 al 1944 migliaia di musicisti, artisti, poeti, letterati. Una fabbrica d’arte che lavorava giorno e notte, come in nessun’altra città europea: centinaia di concerti, decine di opere liriche, spettacoli teatrali e di cabaret, mostre d’arte, film, riviste, conferenze, lezioni. Una produzione culturale ricca, originale, innovativa frutto delle migliaia di artisti boemi, moravi, moldavi, austriaci che la macchina nazista aveva concentrato in un unico luogo. Si trattava però di un meccanismo a tempo determinato che conteneva, già scritta nei propri ingranaggi, una scadenza precisa. Quando il 17 ottobre del 1944 i 1390 artisti di Terezín vennero passati, tutti insieme, per le camere a gas di Birkenau non si verificò solo uno dei più tragici pogrom della storia d’Europa, ma, senza saperlo, le SS fecero sì che le opere di questi artisti divenissero brutalmente postume, abbandonate alla loro spaventosa solitudine. Opere che non avevano radici nella società, ma nella totale abolizione di qualsiasi idea di società.

Con questo progetto, scaturito da un’idea del musicologo Guido Barbieri, non intendiamo piegare i suoni e le storie di Terezin alle ragioni di una mera celebrazione, né chiudere noi stessi nel recinto spento della memoria. L’unico antidoto per uscire dai nuovi ghetti del presente è forse quello di ritornare a dialogare con questi artisti del passato. Ed è per questo che Terezin 17/10 vuole dedicare la settimana del 17 ottobre di ogni anno per ridare autonomia a quelle musiche abbandonate, creando una rete di artisti, compositori, istituzioni, organizzazioni culturali, semplici appassionati, che possa interrogarsi ogni anno su questo enorme lascito musicale e filosofico.

“Mi sembra inutile elencare tutto quanto ho prodotto a Terezin e mi sembra altrettanto inutile ribadire che lì non si potè suonare il pianoforte, finchè non ne arrivò uno e raccontare delle precarie condizioni in cui noi come musicisti eravamo, non avendo neanche della carta da musica; tutte cose che appariranno irrilevanti alla generazioni future. Da notare è solamente il fatto che il mio lavoro musicale è stato in qualche modo favorito, incentivato da Terezin e non ostacolato, che in nessun modo eravamo seduti in attesa sulle rive dei fiumi di Babilonia, e che il nostro desiderio di arte fu adeguato al nostro desiderio di vita; e io sono convinto del fatto che coloro che si impegnarono, che si sforzarono nella vita e nell’arte a strappare con forza la forma dalla riluttante materia mi darebbero ragione.”

Viktor Ullmann (Český Těšín, 1º gennaio 1898 – Auschwitz, 18 ottobre 1944) è stato un compositore, direttore d’orchestra, pianista e critico musicale ceco. Studia a Vienna e si forma con la filosofia musicale di Schoenberg, l’estetica tedesca e l’antroposofia di Rudolf Steiner, riconoscendo il ruolo centrale dell’arte nello sviluppo etico e spirituale dell’essere umano. Compone, durante i tre anni di prigionia a Terezin, 23 opere, tra cui la sua opera Der Kaiser von Atlantis, dove elabora una meditazione profonda sulla morte. Ullmann ha un ruolo fondamentale nella vita musicale di Terezin, dove scrisse anche un diario e 26 critiche sulle manifestazioni musicali consentite. Dal punto di vista stilistico considera Alban Berg il primo compositore a superare l’impasse storico-musicale causata dalla crisi della tonalità all’inizio del 1900 e segue il sentiero tracciato dal musicista per trovare una sintesi tra tonalità e dodecafonia.

A Terezin nel giugno del 1944 il baritono Karel Berman e il pianista Rafael Schächter eseguirono per la prima volta il ciclo di Quattro Lieder su poesie cinesi, del compositore Pavel Haas. Uno degli aspetti più suggestivi dell’opera è l’uso di un ostinato tema musicale che fa da base alla prima e terza canzone.
Secondo lo scrittore Milan Kundera un tema è come una “domanda esistenziale”. Nella sua riflessione sul processo compositivo, egli crea una relazione tra la “chiarezza architettonica” di un’opera ed il suo nucleo fondamentale. La sua acuta riflessione tra struttura formale e capacità espressiva offre un punto d’accesso con cui esaminare l’utilizzo dei temi musicali da parte dei compositori a Terezin. Essi poterono utilizzare la struttura formale della musica come mezzo per trasformare gli aspetti concettuali della propria esperienza in entità tangibili, come fondamenti per le proprie riflessioni sulla vita nel ghetto.(1)

Pavel Haas (21 Giugno 1899 – 17 Ottobre 1944), nato e cresciuto nella vivace Brno (Moravia), studia al Conservatorio sotto la guida di Leoš Janáček, maestro di fama internazionale. Prima di essere imprigionato a Terezin diventa noto come compositore di musiche per il cinema ed il teatro. Spronato dal collega musicista Gildon Klein, continua la sua attività compositiva anche all’interno del ghetto e produce, tre le altre: Studio per orchestra d’archi e Quattro Lieder su poesie cinesi. Nell’ultima opera esprime anche una sintesi, seppur tragica, del suo stile e raccoglie, più che in ogni altra composizione, l’umore della vita nel ghetto di Terezin, un mondo affettivo in bilico tra vita e morte, tra l’affermazione di sè e la totale disperazione.
Nelle sue opere più mature troviamo un connubio tra la profondità di Beethoven, l’approccio aforistico del maestro Janácek, i ritmi della Moravia e le tonalità della musica folkloristica ebraica.

Così come la pittura strappa dalla natura morta l’effimero e la caducità delle cose o la rapidità dell’appassire del fiore, o anche priva un paesaggio, un volto umano, una figura o un momento storico significativo del loro carattere fugace, così la musica fa lo stesso per i sentimenti e le passioni degli uomini, per la libido nel senso più ampio, per Eros e Thanatos. Da qui la forma, come intesa da Goethe e Schiller, diviene vincitrice sulla materia.
Terezin è stata ed è per me la scuola della forma. Prima, dove non si avvertiva nè la violenza nè il peso della vita materiale, perché il comfort, questa magia della civilizzazione, li aveva rimossi, era semplice creare la bella forma; qui, dove anche nella vita quotidiana si occorre vincere la materia con la forma, dove tutte le arti sono in completa opposizione con l’ambiente, qui è la vera scuola, se con Schiller si coglie il segreto dell’opera d’arte: distruggere la materia attraverso la forma – ciò che presumibilmente è la reale missione della natura umana, non solamente dell’uomo estetico, ma anche dell’uomo etico.

Viktor Ullmann (Český Těšín, 1º gennaio 1898 – Auschwitz, 18 ottobre 1944) è stato un compositore, direttore d’orchestra, pianista e critico musicale ebreo. Studia a Vienna e si forma con la filosofia musicale di Schoenberg, l’estetica tedesca e l’antroposofia di Rudolf Steiner, riconoscendo il ruolo centrale dell’arte nello sviluppo etico e spirituale dell’essere umano. Compone, durante i tre anni di prigionia a Terezin, 23 opere, tra cui la sua opera Der Kaiser von Atlantis, dove elabora una meditazione profonda sulla morte. Ullmann ha un ruolo fondamentale nella vita musicale di Terezin, dove scrisse anche un diario e 26 critiche sulle manifestazioni musicali consentite. Dal punto di vista stilistico considera Alban Berg il primo compositore a superare l’impasse storico-musicale causata dalla crisi della tonalità all’inizio del 1900 e segue il sentiero tracciato dal musicista per trovare una sintesi tra tonalità e dodecafonia.

” L’arte libera è rivoluzione: richiede dei punti di vista straordinari affinché si sviluppi, porta a rovesciamenti per aprire nuove strade…cosa che con maggior forza si manifesta nel fare musica. Il processo di rivoluzione nell’arte si è evoluto per decenni, in qualsiasi luogo sulla terra, accomunando tutti gli esseri umani. Ciò tuttavia è particolarmente vero per la musica, perché è la forma artistica più vivace e perciò riflette la rivoluzione più profondamente – nella fuga completa dalle tonalità e dal ritmi imperialisti, nelle arrampicate per un cambiamento estatico”.

Erwin Schulhoff (8 giugno 1894 – 18 agosto 1942) è stato pianista e compositore ceco, testimone dello spirito del ‘900 con il suo stile eclettico che attinge dal jazz, dal blues e dai linguaggi delle avanguardie. Viene reclutato nella I Guerra Mondiale e al suo ritorno cambia idee politiche, diventando comunista, e il suo gusto musicale, prima ispirato a Strauss e Debussy è poi fortemente Influenzato dal dadaismo, dall’espressionismo e dal jazz. Compone nel 1919 il pezzo provocatorio Sonata Erotica, la prima composizione per voce femminile sola mai scritta. Fa parte di quel gruppo di artisti definiti “degenerati” dal nazifascismo per il loro linguaggio, per le idee politiche o perché ebrei. Avendo acquisito cittadinanza sovietica, è vittima della prigionia e dello sterminio nazista.

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