Dalla Russia con amore

Sabato 15 dicembre 2018 ore 17
Auditorium Fratelli Olivieri

La stagione dei Concerti del Cantelli 2018/2019
Quinto concerto

Dalla Russia con amore

protagonisti:

Andrea Scacchi, violoncello
Luca De Gregorio, pianoforte

musiche di
Sergej Prokof’ev, Sergej Rachmaninov,
Nikolaj Kapustin, Pëtr Il’ic Cajkovskij
(per i dettagli del programma cfr. p. 5 dell’allegata brochure in pdf dell’intera stagione)

Protagonista quest’oggi il fascinoso duo di violoncello e pianoforte. Quanto agli interpreti si tratta di due artisti dal variegato curriculum e dall’intensa attività professionale: entrambi docenti presso il Conservatorio “G. Cantelli” (per le relative bio cfr. pertanto il sito del Conservatorio stesso):
Per l’occasione i due artisti, il cui repertorio spazia dal Barocco al Novecento, hanno predisposto un programma per intero ‘sbilanciato’ sull’universo russo, con autori in prevalenza novecenteschi (significativa altresì la presenza dell’ottocentesco Cajkovskij che della musica del primo ‘900 può essere considerato a buon diritto il nume tutelare: Stravinskij, per dire, aveva per l’autore del Lago dei cigni un’ammirazione a dir poco smisurata).

Di seguito, in dettaglio, alcuni cenni in merito ai brani in programma.

Il violoncello e la sua voce calda, ambrata, che, almeno dalle sublimi Suites bachiane sino a ‘900 inoltrato, annovera una letteratura a dir poco sterminata. Quest’oggi, tuttavia, i nostri interpreti ci porteranno tra la atmosfere algide e innevate della grande Russia, con pagine dissimili e pur accomunate da una sorta di ideale matrice. L’esordio è nel segno di Prokof’ev del quale si ascolta una matura composizione, la Sonata op. 119, la cui sorte è inscindibilmente legata all’indimenticabile figura di Rostropovic. Poi Rachmaninov, l’uomo che non rideva mai (un’unica rarissima fotografia lo ritrae con Toscanini; il direttore parmigiano riuscì nell’ardua impresa di strappargli un sorriso appunto: chissà mai cosa gli raccontò). Nei suoi cromosomi c’era forse qualcosa di caucasico? Poco importa. Il brano in programma (Danse orientale op. 2 n. 2) guarda espressamente a un certo gusto per l’orientalismo cui già avevano recato omaggio per dire Rimskij, Borodin, Balakirev e non pochi altri autori di fine ‘800 inizio ‘900. Quindi Cajkovskij, forse il più grande autore russo di ambito tardo romantico: sommo melodista, capace di evocare gli spazi sconfinati della sua terra con temi indimenticabili (certi tratti del clarinetto o degli archi nella Patetica, nei superbi balletti, negli Adagi dei Concerti pianistici o in quello per violino). Ne ascoltiamo il Notturno op. 19 n. 4 dall’effusiva tornitura melodica e dall’evocativo lirismo. Ad incorniciare il brano cajkovskijano due pagine del pianista e compositore ucraino Nikolaj Kapustin dal linguaggio simpaticamente eclettico (Nearly Waltz op. 98 e Burlesque op. 97).

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