Carnevale al Conservatorio: non solo i Carmina Burana

Martedì 26 febbraio 2019 – ore 21 ingresso libero
Auditorium Fratelli Olivieri

 

Il Conservatorio “Cantelli” – come già in precedenza preannunciato – in occasione del Carnevale 2019, propone alla cittadinanza e a tutti coloro che vorranno intervenire, un vero e proprio evergreen vale a dire i sempre graditissimi e godibili Carmina Burana, capolavoro assoluto che Carl Orff condusse a termine nell’ormai lontano 1937, rielaborando in maniera geniale antiche pagine monodiche, per così dire goliardiche’, di ambito medievale, reperite presso la bavarese abbazia di Benediktbeuren. Ne sortì un’azione semi scenica, volta a sottolineare la forza propulsiva dell’amore, nella sua accezione più sensuale; e allora ecco i canti dedicati alla primavera e al suo risorgere, con tutte le implicazioni semantiche e simboliche che ne derivano, ecco poi una serie di spumeggianti danze, la sezione centrale dedicata ai canti della taverna (con spassose parodie e prese in giro del clero), da ultimo una serie di irresistibili canti d’amore che sono il contraltare se non plebeo certo naturalistico dei quintessenziati lavori trobadorici. A far da cornice al tutto il notissimo brano iniziale – O Fortuna velut luna – destinato a ricomparire anche in chiusura, a sottolineare la caducità della vita umana, così come all’interno della raccolta non pochi sono i brani intesi a parodiare l’universo liturgico (da Ego sum abbas alla spassosa chanson a boire In taberna quando sumus nella quale è possibile leggere in filigrana il contraltare del Dies Irae), e via elencando. Impossibile restarne indifferenti.
Ad eseguire una succulenta selezione dai Carmina Burana in versione per due pianoforti, coro e percussioni saranno il Coro da Camera del Conservatorio “Cantelli” (direttore Giulio Monaco, esperto maestro di coro e musicista di razza oltre che docente al Cantelli) ed i pianisti Alessandro Commellato e Michele Fedrigotti.

 

Non solo. La serata proseguirà poi con i soli pianisti Commellato e Fedrigotti (entrambi interpreti dal ricco palmarès e dalla variegata carriera, nonché docenti anch’essi presso il Cantelli; in programma una pagina spumeggiante e sfolgorante: e si tratta di Scaramouche del francese Darius Milhaud, appartenente al gruppo Les Six: brano di sicura presa con quei suoi ritmi ‘carioca’ che paiono invitare alla danza ed alla joie de vivre (Milhaud fu a lungo in Sudamerica e rientrato in Europa seppe ‘contaminare’ infatti con somma abilità e maestria timbrico-armonica, stilemi folklorici e scrittura colta).
A seguire l’inossidabile Boléro di Maurice Ravel, pagina emblematica della scrittura del musicista basco nella versione per due pianoforti firmata da Ravel medesimo, vera sitntesi del suo modo di scrivere («orologiaio svizzero», ebbe a definirlo Stravinskij e non a caso l’implacabilità del ritmo è uno degli elementi fondamentali di tale pagina unita allo spunto tematico desunto dal folklore che tanta parte ebbe nella vicenda creativa di Ravel).Per finire ancora una pagina sul côtè novecentesco e si tratta della divertente Rhapsody in blue di George Gershwin, altro vero e proprio evergreen, pagina di incredibile appeal, dove il grande jazz sinfonico trova modo di espandersi in una scrittura scaltrita e fascinosa.
Per inciso, una curiosità: il fatidico 1937 aleggia misteriosamente sulla serata, dacché a quell’anno risalgono i Carmina e la scomparsa sia di Ravel sia di Gershwin.
Da non perdere.

 

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