Luciano Chailly uomo di Teatro

Mercoledì 26 – domenica 30 maggio 2021
Manifestazioni commemorative della figura
del compositore LUCIANO CHAILLY

Conservatorio “G. Cantelli” di Novara

Una figura davvero significativa, quella del compositore Luciano Chailly (1920-2002) ferrarese, ma milanese di adozione, al quale il Conservatorio “G. Cantelli” dedica una serie di manifestazioni (mercoledì 26 – domenica 30 maggio 2021): segnatamente un pomeriggio di studi (mercoledì 26 maggio) e un concerto dedicato alle sue musiche cameristiche (domenica 30 maggio) che avranno luogo entrambi presso l’Auditorium f.lli Olivieri.
E ancora la produzione dell’opera da camera Una domanda di matrimonio che – realizzata in collaborazione con il Teatro Coccia – verrà proposta entro lo spazio raffinato e raccolto del Broletto, venerdì 28 maggio.

Volentieri lasciamo che sia il Direttore del Conservatorio “Cantelli” – Roberto Politi – ad introdurre le manifestazioni.

«Un doppio anniversario – scrive Politi – quello del centenario dalla nascita di Luciano Chailly (2020) e il ventennale della sua morte (2022), che vede impegnato il “Cantelli” in una serie d’iniziative, alcune delle quali realizzate inevitabilmente con un anno di ritardo. Ma ora siamo pienamente presenti e vogliamo farlo con tutto l’impegno e l’entusiasmo che ci aveva spronati in questa avventura.
L’idea è quella di celebrare la figura del compositore nel segno dell’attenzione alle caratteristiche drammaturgiche del suo pensiero musicale e al suo ruolo nel teatro musicale della seconda metà del Novecento.
Vi saranno pertanto un convegno (26 maggio in Conservatorio) con illustri personalità del mondo musicale, l’esecuzione di una sua opera nella versione cameristica che ne fece lo stesso autore (28 maggio al Broletto) ed un concerto conclusivo dedicato a parte della sua produzione da camera (30 maggio in Conservatorio) che vedrà impegnati i nostri allievi.
La realizzazione del progetto si è avvalsa della collaborazione della Fondazione Teatro Coccia, che lo ha condiviso e reso in parte possibile».

Nel dettaglio ecco dunque il nutrito programma.

Mercoledì 26 maggio – ore 18
Auditorium “Fratelli Olivieri”- Novara

LUCIANO CHAILLY UOMO DI TEATRO
Pomeriggio di Studi

Apertura dei lavori
Roberto Politi – Direttore ISSM “Conservatorio Guido Cantelli”
Corinne Baroni – Direttore Fondazione Teatro Coccia

Interventi:
Angelo Foletto Luciano Chailly direttore artistico e l’amicizia con Guido Cantelli
Vincenzo De Vivo Vocalità e drammaturgia nell’opera di Luciano Chailly
Michele FedrigottiPoesia e sogno nel pensiero musicale di Luciano Chailly
Filippo CrivelliMemorie di una collaborazione feconda
Giovanni BottaLineamenti e problemi della grammatica vocale in “Una domanda di matrimonio”
Alfonso Cipolla Ipotesi per una messainscena di “Una domanda di matrimonio”

Venerdì 28 maggio 2021 – ore 20,30
Arengo del Broletto – Novara

UNA DOMANDA DI MATRIMONIO
Opera buffa in un atto di Luciano Chailly

Libretto di Claudio Fino e Saverio Vertone
dalla commedia omonima di Anton Cechov

Personaggi e interpreti
Natalia Maria Eleonora Caminada
Ciabukov Semyon Basalaev
Lomov Nanxin Ye (Accademia AMO)

Greta Raciti pianoforte
Alberto Magagni pianoforte
Alessandro Gerlo percussioni

regia Alfonso Cipolla (docente Arte scenica al Cantelli)
responsabile progetto didattico e docente preparatore Giovanni Botta (docente Canto al Cantelli)
direzione musicale Michele Fedrigotti (docente Pianoforte al Cantelli)

costumi Silvia Lumes
luci Ivan Pastrovicchio
assistente alla regia Matteo Ferrari

Durante lo spettacolo, come elementi simbolici evocativi, verranno proiettate alcune opere pittoriche di Dino Buzzati. Nell’ordine: «Il Babau», acrilici su tela, 1967 (particolari); «La famosa invasione degli Orsi in Sicilia» 1945 (particolare di un disegno della favola); «Il Vicario di Stinfeld», inchiostri di china e tempera su carta, 1967; «I Babau», acrilici su tela, 1969; «I misteri dei condomini», acrilici su tela, 1967; «Le buone amiche», tempera e occhi di bambola su tavola, 1962; «Il cagnone», acrilici su cartone, 1970; «Adieu», olio su tela, 1968; «Toc, toc», olio su tela, 1957.
Per gentile concessione degli Eredi Buzzati che qui si ringraziano.
Copyright Eredi Buzzati – Vietata la riproduzione

Produzione Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con Istituto Superiore di Studi Musicali “Conservatorio Guido Cantelli” di Novara

Dell’opera così scrive Michele Fedrigotti:

«Era il mese di maggio del 1957 quando Una domanda di matrimonio veniva rappresentata la prima volta a Milano, alla Piccola Scala, diretta da Nino Sanzogno, con la regia di Tatiana Pavlova, le scene di Nicola Benois, e con gli interpreti Eugenia Ratti (Natalia), Luigi Alva (Lomov ), Renato Capecchi (Ciabukov).
Autore ne era un giovane Luciano Chailly che, dopo aver mosso i primi passi del percorso di compositore, nel periodo di formazione, proprio nel teatro musicale, in una serie di lavori in cui già si esprimeva quell’inclinazione e talento naturale per la dimensione drammaturgica che può essere considerata elemento fondamentale del suo pensiero e mondo artistico, e dopo un periodo di interesse e dedizione a una concezione più di “musica pura”, da lui stesso definito di “neoclassicismo posthindemithiano”, tornava vivacemente e “da padrone” al gioco scenico dopo due anni dalla rappresentazione di quella Ferrovia soprelevata (Teatro Donizetti, Bergamo, 1955) che era stato l’inizio della collaborazione con Dino Buzzati».

«È importante ricordarlo perché proprio in quegli anni la relazione artistica con Buzzati era, e sarebbe poi stata, con il trittico Procedura penale (1959), Il mantello (1960) e Era proibito (1963), un ambito privilegiato per Chailly di individuazione ed espressione della sua ricerca, riflessione, interrogazione fondamentale sulla sensibilità e identità umana, nel rapporto tra “realtà” e “sogno”, tra dato quotidiano e suo spessore simbolico nella trasfigurazione poetica, in un costante scandaglio, ascolto e fedele testimonianza dei contenuti di quella che potremmo chiamare una dettagliata “drammaturgia interiore”.
Da allora Una domanda di matrimonio è stata l’opera più rappresentata di Chailly, con centinaia di riproposte e repliche in tutto il mondo; le ragioni di tanto successo sono probabilmente molteplici: la piccola dimensione, con la relativa agilità di messinscena, tipica della tradizione dell’opera buffa italiana; la freschezza dell’impianto drammaturgico e della caratterizzazione dei personaggi, proposta con un linguaggio semplice, naturale e di immediata forza comunicativa e di sicuro coinvolgimento del pubblico ma lavorato fin nel minimo dettaglio e caratterizzato da un’importante ricerca e individuazione stilistica, ricca in spessore di senso ed evocazione di tutti gli elementi della contemporaneità novecentesca, dalle esperienze simboliste ed espressioniste al retaggio, forte matrice espressiva, della vocalità dell’opera italiana e dei suoi stilemi; la presenza di un mondo armonico nuovo e personale, con un importante uso della dodecafonia e di quegli agglomerati intervallari che saranno poi cifre costanti del mondo chaillyano; la lievità della trasformazione della storia da commedia ad opera buffa, che permette e sottolinea una fondamentale dimensione di affettuosa ironia e compartecipazione verso l’umano e le sue vicissitudini, insieme ad una generosa ricchezza di riferimenti storici, in rimandi e citazioni, insieme colte e popolari, appunto a tutta l’opera buffa, a creare una sorta di caleidoscopio di rimandi tra memoria, tradizione, sospensione temporale, interrogazione sul presente».

È l’autore stesso, attento testimone ed esegeta della sua stessa opera in più scritti, che a proposito della scelta di impianto formale e drammaturgico ci dice:

“Lomov, pretendente timido e goffo, non riesce ma a fare la sua domanda di matrimonio alla zitella Natalia perché ogni volta, anche con l’intervento del padre Ciabukov, la tiepida profferta si tramuta in litigio. Soggetto suddivisibile in arie, duetti, terzetti, nel solco quindi dell’opera buffa della tradizione, ma che offriva la possibilità di caratterizzare i tre personaggi, così diversi tra di loro, in maniera moderna, ciascuno con una propria cifra ritmica, armonica e timbrica”.
(Luciano Chailly, Le variazioni della fortuna, Camunia Editrice, 1989)

«Insieme con, e al di là di, tutto questo – conclude Fedrigotti – rimane poi da considerare un fascino, un quid indefinibile, nella natura creativa di quest’opera, nella sua generosità vitale, che ne fa, nella sua ricchezza, brevità, leggerezza e naturalezza, uno dei più compiuti e riusciti esempi del teatro musicale italiano del ‘900.
È infatti uno Chailly giocoso e coinvolgente che, attraverso quella che può sembrare inizialmente una rivisitazione della forma storica, con la competenza della familiarità e il divertimento della riattualizzazione, ci conduce in una visione contemporanea, che tiene conto, anche in ambito buffo, con un sorprendente equilibrio, di quelle prospettive di dimensione onirica e di inquietudine novecentesca che sarà costante caratteristica della sua ricerca musicale, artistica ed esistenziale, individuando uno spazio teatrale comunicativo a sé stante, al di là di ogni acquisita definizione di genere, che sembra rimanere perennemente attuale, ad ogni riproposta».

Queste le note di regia firmate da Alfonso Cipolla:

«È stato un lungo percorso quello intrapreso intorno a Una domanda di matrimonio (1957) di Luciano Chailly, a partire dalla versione scelta per due pianoforti e percussioni: una partitura notomizzata nota per nota con grande sensibilità critica ed estetica da Michele Fedrigotti e da Giovanni Botta, compagni insostituibili di quest’avventura. Più ci si addentrava nella sostanza dell’opera e più quello che poteva sembrare d’acchito un semplice divertissement si pennellava di tenebra.
In particolare la piccola sinfonia con cui si apre Una domanda di matrimonio trova corrispondenze emotive con Ferrovia sopraelevata (1955), l’opera composta due anni prima su libretto di Dino Buzzati. Sembra quasi che il clima onirico proprio dell’immaginario dello scrittore sia accolto da Chailly anche in quest’opera. Una domanda di matrimonio, infatti, è molto distante dalla fonte cechoviana e da quel dramma borghese calato nel grottesco farsesco dell’esistenza. L’opera di Chailly non è né una riproposizione né un travestimento, ma è piuttosto una rivisitazione visionaria che oscilla tra umorismo oscuro e realismo fantastico, tra il ridicolo di una gretta adultità e il possibile meraviglioso proprio dell’infanzia.
Il Buzzati pittore ci ha preso per mano in questa lettura, e i suoi dipinti, che hanno in seguito determinato il senso dell’allestimento scenico, sono stati rivelatori.
Il Babau, ad esempio, lo spauracchio per antonomasia che Buzzati raffigura con una levità impalpabile a suo modo giocosa, sembra simbolicamente aleggiare a sberleffo sulla parte più buia dei personaggi reinventati da Chailly.
La scomposizione narrativa del dipinto, effettuata sulla musica della sinfonia con le sue plurime consonanze, ha permesso di dare un senso più intimo e profondo all’opera di Chailly, così come accade con gli altri quadri di Buzzati scelti, specchi diretti e non solo allusivi di quei tormenti esternati attraverso le arie dei vari personaggi o in passaggi nevralgici.
Come si può intuire, l’operazione è stata quella di ricorrere ai lavori pittorici di Buzzati non come mero segno, ma per cogliere quelle seduzioni profonde che certamente hanno segnato l’immaginario di Chailly non solo nelle opere concepite a quattro mani dai due artisti, ma anche in altri lavori di là da una diretta collaborazione, come appunto accade in Una domanda di matrimonio.
D’altra parte la dimensione onirica è propria delle corde di Chailly, basti pensare al successivo incontro con il Sogno (ma forse no) di Luigi Pirandello (1975) o per quanto riguarda la frantumazione deformante del quotidiano a quello con La cantatrice calva di Ionesco (1982).
Quello proposto, va chiarito, non è un possibile percorso basato su rigorosi riscontri filologici: l’intenzione non era quella di scrivere un saggio critico, ma di realizzare uno spettacolo, che come tale, per definizione, predilige vie indirette ed emozionali, forse opinabili, ma capaci di suggerire accostamenti inediti e seduttivi».

Domenica 30 maggio – ore 17
Auditorium “Fratelli Olivieri”- Novara

INCONTRO CON LA MUSICA DA CAMERA
DI LUCIANO CHAILLY

Le classi di Musica da camera dei docenti Monica Cattarossi, Francesca Leonardi e Matteo Moretti, la classe di Arpa di Valeria Madini Moretti e i corsi di Pianoforte contemporaneo di Alessandro Commellato (2019/20) e Michele Fedrigotti (2020/21) danno vita, a conclusione di questo omaggio dedicato a Luciano Chailly, a un concerto-incontro sulla sua produzione cameristica, il cui studio assume oggi, per le caratteristiche evocative e di forte individuazione drammaturgica, una significativa occasione di analisi nel segno del coinvolgimento esecutivo.

Programma

Istantanee di Anna Maria: In montagna; Al ballo; Sotto la pioggia; In chiesa; In barca; Alla stazione di Verona (1949)
Greta Raciti pianoforte

Due istantanee: Epigrafe per Daniela, Prime parole di Riccardo (1953)
Michele Fedrigotti pianoforte

Tre liriche cinesi (1952)
Lala Murshudli soprano
Aziza Omarova soprano
Andrea Sica pianoforte

La Sonata tritematica n. 1 (1951) e Ouverture tritematica n. 2 (1952)
Intervento di Eleonora Bona

Sonata tritematica n. 3 (1951)
Michele Fedrigotti pianoforte

Elegia per flauti (1973)
Tommaso Carzaniga ottavino
Chiara Donnarumma flauto in do
Arianna Musso flauto contralto
Luca Perlini flauto basso
Martina Soffiati flauto in do

Improvvisazione n. 2 (1963)
Matteo Monico pianoforte

Improvvisazione n. 4 (1966)
Valentina Ponte arpa

Variazioni nel sogno e Sogno ma forse no da Luigi Pirandello
Intervento di Riccardo Bisatti

Variazioni nel sogno (1971)
Enrico Finotello pianoforte

Triplum n. 3 (1974)
Ludovica de Bernardo pianoforte
Adrian Nicodim pianoforte
Tina Vercellino violino

Filigrana (1999)
Riccardo Bisatti pianoforte

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