Il pianoforte tra ‘800 e ‘900 e il fascino del violoncello

Sabato 20 marzo 2021, ore 17 Il pianoforte tra ‘800 e ‘900 e il fascino del violoncello
Ancora il pianoforte quest’oggi in pole position, con Brahms e Rachmaninov. Del primo ci viene proposta una significativa campionatura dagli Otto Klavierstücke op. 76 che il musicista di Amburgo assemblò nel 1878 nella quiete lacustre di Pörtschach; e dunque i due Capricci che incorniciano la silloge, turbolento e percorso da bagliori sinistri, il primo, lussureggiante e alquanto elaborato, l’altro, con un epilogo in regime di Adagio, di intenso fervore; vi si aggiungono due Intermezzi l’uno melanconico e dolce, non immemore di Chopin e Schumann, amabilmente estatico, l’altro, dalla singolarissima flessuosità ritmica. A seguire il Rachmaninov dei Preludi op. 23 ed op. 32, per una volta (parzialmente) lontano da esasperati virtuosismi, più incline ad esplorare territori onirici e intimisti. Poi ecco il fascino del violoncello dal timbro ambrato e un bel programma orientato a porre in luce l’universo creativo di Schumann. Innanzitutto due pagine di notevole lirismo (non a caso, in origine per voce), quindi la matura scrittura dei Cinque pezzi op. 102 imbevuti di folklore popolaresco, per finire con la piacevolezza dell’Adagio e Allegro op. 70. (A.P.)

Gaia Lorenzo pianoforte

Johannes Brahms (1833-1897)
dagli Otto Klavierstücke op. 76:
n. 1 Capriccio
n. 4 Intermezzo
n. 6 Intermezzo
n. 8 Capriccio

Sergej Rachmaninov (1873-1943)
dai Dieci Preludi op. 23:
n. 3 Tempo di minuetto, in re minore
n. 4 Andante cantabile, in re maggiore

dai Tredici Preludi op 32:
n. 5 Moderato, in sol maggiore

Gioele Pes violoncello
Francesco De Giorgi pianoforte

Robert Schumann (1810-1856)
da Myrten op. 25:
n. 24 Du bist wie eine Blume

Cinque pezzi in stile popolare op. 102:
Mit Humor
Langsam
Nicht schnell, mit viel Ton zu spielen
Nicht zu rasch
Stark und markiert

Adagio e Allegro in la bemolle maggiore op. 70

Con l’ultimo concerto di marzo (sabato 27) ci si addentra nel giardino incantato del mondo barocco che riserverà una serie di succulenti sorprese e gradevolissimi frutti. Dapprima il fascino arcaico del clavicembalo – solista il versatile e ormai affermato Gabriele Marzella (musicista multi-tasking in grado di trascorrere dal cembalo al pianoforte, dal repertorio antico al ‘900 di avanguardia, di accompagnare ottimamente le voci, nel teatro da camera e molto altro ancora): a 360 gradi il suo programma che, inoltre, spazia attraverso i luoghi geografici (Italia, Francia e Germania), dunque da Frescobaldi a Rameau a Froberger e Bach.
Poi ecco entrare in gioco il violino, protagonista assoluto Artem Dzeganovskij che – assecondato per il disimpegno tutt’altro che banale del basso continuo da Anna Sacharova e Marco Crosetto – ha impaginato un recital tutto italiano: con il poco noto Lonati in apertura, il sommo Corelli a campeggiare a centro programma ed il non meno attraente Geminiani dalla turbolenta biografia. Da non perdere.

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