L’ORCHESTRA SINFONICA DEL “CANTELLI” al Teatro COCCIA

Giovedì 30 maggio 2019 ore 21.00 – Teatro Coccia – Novara

Appuntamento al Teatro Coccia con l’Orchestra del Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara.

Nicola Paszkowski direttore
Gabriele Mercandelli clarinetto
Ludovica De Bernardo pianoforte

In programma musiche di
Debussy, Beethoven, Musorgskij

Prosegue anche in questo scorcio di primavera 2019 l’ormai consolidato rapporto di collaborazione tra il Conservatorio “Guido Cantelli” e il Teatro Coccia. E allora, come d’abitudine, ecco che l’Orchestra del “Cantelli”, dopo l’applaudito concerto dello scorso gennaio, torna sul palco del Teatro cittadino – fascinosa cornice e, con il Conservatorio stesso, vero cuore pulsante della vita musicale novarese – per il tradizionale concerto di fine anno accademico.

È per giovedì 30 maggio 2019, alle 21 e si tratterà di una serata di notevole appeal: per la bellezza del programma confezionato ad hoc, sì da porre in luce al meglio le vaste potenzialità della giovane orchestra e delle sue già esperte prime parti, come pure per la presenza di ben due giovani interpreti in veste di solisti, il clarinettista Gabriele Mercandelli e la pianista Ludovica De Bernardo: solidi studi, tecnica agguerrita entrambi, molto entusiasmo e grinta, riconoscimenti già significativi e svariati appuntamenti che li hanno visti protagonisti in concerto, sia in veste di solisti sia in ambito cameristico.

Sul podio Nicola Paszkowski, musicista di lungo corso e di vasta esperienza (in allegato l’articolato curriculum artistico del medesimo), da tempo docente di Esercitazioni Orchestrali al “Cantelli”, insomma la ‘guida’ costante della nostra compagine orchestrale, in termini sportivi si direbbe il coach.

E si sa che per un’istituzione didattica quale un Conservatorio l’Orchestra non solo costituisce il fiore all’occhiello, la punta di diamante che garantisce ‘visibilità’ esterna all’istituto medesimo, bensì è la naturale ed imprescindibile ‘palestra’ per i futuri professionisti della musica. Archi, fiati, percussioni e via elencando le svariate sezioni dell’orchestra: per i singoli allievi ‘far musica’ insieme è il pane quotidiano. Il concerto in oggetto non è che l’obiettivo finale di quest’ultimo scorcio di anno accademico, la ‘vetrina’ per così dire al termine di un altro anno di lavoro; e si sa che gli studenti lavorano alacremente ogni settimana su più fronti (dalla musica da camera all’impegno entro vari ensembles e via dicendo). Fondamentale l’apporto in tal senso dei singoli docenti grazie ai quali gli allievi giungono in orchestra con le basi tecniche per poter affinare affiatamento e interpretazione.
Non solo: se per molti giovani suonare ‘in orchestra’ è un traguardo di spicco, nonché il naturale sbocco, auspicabilmente, di decenni di studio, suonare ‘con un’orchestra’ in veste di solisti costituisce un sogno che talora si avvera, grazie al talento, all’impegno costante e ad una ferrea disciplina. E allora ecco la presenza dei già citati Gabriele Mercandelli e Ludovica De Bernardo impegnati rispettivamente sul versante di Debussy (Rapsodia per clarinetto e orchestra) e con l’impervio e seducente Quinto Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven detto ‘Imperatore’.

Il programma impaginato dal maestro Paszkowski è di sicura presa sul pubblico e non mancherà di affascinare i neofiti e nel contempo soddisfare gli audiofili e gli appassionati.

In apertura le atmosfere evanescenti della Rapsodia per clarinetto e orchestra, frutto di un giovane Debussy che concepì un brano volto a porre in luce le peculiarità tecniche ed il virtuosismo di uno strumento tanto fascinoso quanto timbricamente variegato. Il pezzo nacque tra la fine del 1909 e gennaio del ‘10: l’autore, dedicatala al clarinettista Prospère Mimart, nel 1911 provvide a darle veste orchestrale (ma per la prima esecuzione di tale versione si dovette attendere il 3 maggio 1919 ai Concerts Pasdeloup). Le circostanze occasionali che propiziarono il lavoro – nato quale pezzo per la lettura a prima vista al concorso del Conservatoire e pubblicato dal fedele Durand col curioso titolo di Première Rhapsodie pour orchestre avec clarinette principale – nulla tolgono al valore del brano, contrassegnato da «amabile freschezza», come «sospeso – notava Boulez – tra rêverie e scherzo». La versatilità timbrica dello strumento domina sovrana, sfruttata in tutte le sue metamorfiche potenzialità. Impossibile non restarne sedotti.

Poi ecco Beethoven. La gestazione del Quinto Concerto, terminato nel biennio 1808-10, risale a un periodo di notevole fecondità creativa. Destinato a divenire il più celebre dei Concerti di Beethoven, il Quinto ebbe la sua première a Lipsia, il 28 novembre 1811, solista Friedrich Schneider (dacché la sordità ormai totale impediva da lungi a Beethoven di esibirsi). Scritto nella ‘massonica’ tonalità di mi bemolle maggiore, la stessa del Concerto K 271 di Mozart, dell’Eroica, nonché tonalità fondamentale del Flauto magico, il Quinto è entrato nella storia con l’appellativo (apocrifo) di ‘Imperatore’, forse attribuitogli da Cramer. In apertura un vasto Allegro dal poderoso esordio, nel quale al solista sono richieste non comuni doti di virtuosismo e sensibilità. Toccante l’Adagio, nella remota tonalità di si maggiore, con quel tema degli archi con sordina disteso quietamente sul pizzicato dei bassi che pare quasi un corale. Poi il pianoforte inizia a librarsi in alto, lirico e sognante, quasi in un clima da vero e proprio Notturno. In chiusura un brillante Rondò dall’aitante refrain destinato a risuonare con brillantezza più volte nel corso del movimento che, dopo un affascinante passaggio solistico con la sola pulsazione del timpano, si chiude infine in un clima di vivida ebbrezza.

Felice conclusione di serata, poi, con i pirotecnici e celeberrimi Quadri da una esposizione: capolavoro pianistico a lungo incompreso che Musorgskij compose nel 1874. Al sommo Ravel toccò in sorte orchestrare i Quadri su commissione del direttore d’orchestra Serge Koussevitzky. Vi lavorò tra maggio e settembre del 1922. La prima esecuzione ebbe luogo a Parigi, il 19 ottobre 1922, e da allora il nome di Ravel figura a buon diritto accanto a quello di Musorgskij quale vero e proprio co-autore. Grazie a lui i Quadri raggiunsero infatti una straordinaria popolarità mai venuta meno.
Che Ravel fosse abile orchestratore è fin banale rammentarlo. Alcune soluzioni timbriche restano tuttora un modello di originalità. A partire dalle varie formulazioni della Promenade dal tema pentafonico, intercalata ai quadri in funzione di collegamento tonale, ma più ancora ‘pensata’ in maniera tale da visualizzare le alterazioni psicologiche che intervengono dopo la ‘visione’ dei vari soggetti. Ecco allora i contrasti di Gnomus, sinistro ritratto e un sax roco ad esaltare il clima tetro del Vecchio Castello. Se nei giardini delle Tuileries è un’orchestra cristallina a ‘mimare’ le filastrocche infantili, nella raffigurazione di un carro trainato dai buoi (Bydlo) Ravel delinea un quadro di cinematografica efficacia. Quanto al Ballet des poussins si fa apprezzare per le umoristiche onomatopee mentre l’alterco tra i due ebrei è un capolavoro di intuito psicologico. Dopo la briosa descrizione del Mercato di Limoges ecco il blocco austero delle Catacombe dagli agghiaccianti tremoli. Terribile appare la strega Baba Yaga, mentre la maestosità della Grande Porta di Kiev, con le allusioni al canto ortodosso, porta alla trionfale apoteosi in uno scintillio di sfolgoranti atmosfere.

In allegato il programma di sala del concerto, grazie al quale è possibile attingere ulteriori info e dettagli in merito ai brani previsti, nonché visionare l’organico dell’orchestra stessa.

Si allega inoltre:
* biografia Nicola Paszkowski.

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