Da Bach alla Pantera Rosa, cose che voi umani… solo i sax!

Sabato 2 febbraio 2019 ore 17
Auditorium Fratelli Olivieri
La stagione dei Concerti del Cantelli 2018/2019

Undicesimo concerto
Da Bach alla Pantera Rosa, cose che voi umani… solo i sax!

protagonisti:
Mathias Milanolo, sax soprano
Maksym Kutsenco, sax contralto
Olivier Puget, sax tenore
Claudio Martinetti, sax baritono

musiche di
Bach, Vivaldi, Dubois, Gounod, Jenkins, Velasquaz,
Joplin, Ghidoni, Piazzolla, Mancini, Iturralde

 

Un programma per intero dedicato alla famiglia dei sax, dall’agile soprano di esile foggia sino al baritono dalla voce possente e dalle ragguardevoli dimensioni. Un ensemble timbricamente fascinoso, quello dei sax, dalle singolarissime potenzialità, sicché non a caso si presta ad eseguire musiche di epoche, stili e linguaggio davvero dissimili. E dunque ecco – per l’undicesimo appuntamento dei concerti del “Cantelli”, previsto per sabato 2 febbraio 2019, come sempre alle 17 presso l’Auditorium Fratelli Olivieri – un programma variegato e intrigante, come già si evince dallo spiritoso titolo, che spazia da Bach alla contemporaneità, ovvero prevedendo un lasso temporale di oltre tre secoli. Un programma che non mancherà certo di stupire il pubblico degli affezionati coinvolgendoli in un’esperienza sensoriale davvero unica. Da non perdere.

Del sax e della sua proteiforme capacità mimetica così ebbe a scrivere la musicologa e studiosa Monica Luccisano:
«‘Il redivivo’. Così era definito fin dall’infanzia l’inventore del saxofono, Antoine Joseph Sax detto Adolphe, nato il 6 novembre 1814, a Dinant, cittadina nella verde Vallonia del Belgio. ‘Colui che riemerge’ come araba fenice dalle insidie della vita e dai collassi della fortuna. Di mentalità lucida e penetrante, proprio come lo strumento da lui creato, cominciò a presentare le sue innovazioni nel 1838, ma dovette scontrarsi con le baronie della Società Filarmonica e dell’Esposizione dell’Industria di Bruxelles, che lo ritenne “troppo giovane per il primo posto”. L’appuntamento con la storia giunse nel 1846, quando stabilito il suo atelier a Parigi tenne a battesimo l’ibrido saxophone: un ottone con l’imboccatura di un clarinetto (cioè di un legno). A decantarne le lodi si levarono le voci dei grandi – Berlioz, Liszt, Rossini, Meyerbeer – ma non tardarono a farsi sentire i detrattori. Attacchi sui giornali, citazioni a giudizio con accuse di plagio, furti nei magazzini, incendi dolosi e persino due tentati omicidi. Poi, l’avvento della Repubblica: Sax cadde in disgrazia, chiuse laboratorio e casa editrice, e perse il posto di insegnante, ma il suo spirito combattivo non si arrestò di fronte ai nemici, né con la bancarotta, né dopo un tumore al labbro dal quale ‘miracolosamente’ guarì. Dalla polvere all’altare, e ritorno: negli anni Sessanta aveva cento operai nella nuova ditta; nel 1872, dopo la guerra franco-prussiana, la crisi lo costrinse a svendere i pezzi più pregiati; poco dopo, intrepido, riemerse con altre idee e invenzioni, valga su tutte un apparecchio per aerosol. Insomma, Sax ‘il redivivo’ cadeva, si rialzava e ricreava, e ancora negli anni Ottanta allargava la famiglia dei saxofoni da sette a dodici, dal sopranino al contrabbasso.
Sognava un’orchestra interamente composta di saxofoni, e con questo sogno morì in miseria nel 1894. Nel frattempo i compositori di tutta Europa accoglievano sempre più i suoni e la personalità del nuovo strumento. Furono le fortunate vicende, da allora fino ad oggi, a superare ogni ambizione: il saxofono si fece strada nella musica colta, dal tardo Romanticismo e soprattutto dall’Impressionismo (che ben accoglieva le nuove tinte sonore) alla musica seriale – nomi che vanno da Berlioz a Kurtag, da Debussy a Berio ne costellano la letteratura – trionfò senza pari nel mondo del jazz, fra standard e avanguardia, si guadagnò un ruolo ovunque fra i generi, dal rock progressive al pop melodico, in assolo o in dialogo con qualsivoglia strumento e compagine, mostrando tuttora, attraverso i diversi registri della sua famiglia, una natura camaleontica, capace di lirismo ed esplosività, di fascino timbrico e virtuosismo tecnico, e un inesauribile arcobaleno espressivo».

Delle specificità timbriche, della possanza sonora, della natura poliedrica dello strumento nelle sue varie ‘taglie’ – e così pure dei suoi vari registri – certo il suo inventore doveva avere piena consapevolezza. Ciò che forse Monsieur Sax non avrebbe certo potuto immaginare e che lo stupirebbe non poco se potesse essere presente a questo ‘nostro’ appuntamento odierno, è la capacità dello strumento stesso di inglobare universi musicali differenziati, composizioni lontane nel tempo e dovute ad autori anche molto diversi, sì da conferire alle pagine un ‘sound’, un colore del tutto nuovo, rigenerandole e quasi re-inventandole.

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